Il Cuoco piemontese perfezionato a Parigi
Il ricettario anonimo che mette Torino in dialogo con la nuova cucina francese e apre una stagione decisiva della letteratura gastronomica piemontese.

Perché è uno spartiacque
Pubblicato per la prima volta a Torino nel 1766, Il Cuoco piemontese perfezionato a Parigi è una fonte decisiva per capire come la cucina piemontese entra nella modernità editoriale. Il volume rielabora in larga parte La Cuisinière bourgeoise di Menon, pubblicata a Parigi nel 1746, dentro un contesto sabaudo e piemontese.
Parigi come modello, Piemonte come filtro
Non è una semplice copia. Tecniche, lessico e organizzazione della cucina francese vengono trasferiti e adattati a ingredienti, disponibilità e gusti locali. È proprio questo movimento di importazione, traduzione e reinterpretazione a renderlo storicamente importante.
Una nuova lingua della cucina
Nel testo entrano molti francesismi culinari destinati a diventare familiari anche in italiano: entrée, hors-d’œuvre, entremets, remoulade, ravigotte, escalope, purée, brioche, caramel, meringue e soufflé. La cucina cambia quindi anche nel vocabolario con cui viene descritta.
Molto più di una raccolta di ricette
La prima edizione comprende doveri del mastro di casa, spiegazioni sugli utensili, indicazioni stagionali, tecniche di servizio e trinciatura, oltre a centinaia di ricette. Una tavola ripiegata mostra perfino l’organizzazione della tavola e dei coperti.
Un autore senza nome
Il frontespizio non indica un autore. Questo anonimato è parte della storia dell’opera: il valore del libro sta nella sua funzione di mediazione fra una cultura culinaria francese già codificata e un pubblico piemontese che la rielabora.