TARTUFO BIANCO D’ALBA
Un patrimonio naturale e culturale delle colline di Langhe e Roero: il Tuber magnatum Pico, la cerca con i cani, i trifolao e la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

Un fungo sotterraneo legato al paesaggio
Il Tartufo Bianco d’Alba, scientificamente Tuber magnatum Pico, è un fungo ipogeo che vive in simbiosi con le radici di determinati alberi. Il suo profumo è straordinariamente riconoscibile, ma il suo habitat è delicato: vegetazione, caratteristiche del suolo, clima e disponibilità d’acqua influiscono sulla presenza dei tartufi. Il nome richiama Alba, uno dei grandi centri storici del commercio e della cultura del tartufo, ma non delimita da solo tutti i luoghi in cui questa specie cresce.

Il trifolao e il cane: un sapere tramandato
Nel Roero e nelle Langhe il trifolao fa parte della memoria del lavoro agricolo: una figura che conosce boschi, sentieri, stagioni e alberi. Il cane addestrato individua l’odore del tartufo sotto terra; il cercatore lo estrae con strumenti adatti, rispettando il terreno. Dal 2021 la cerca e cavatura del tartufo in Italia, cioè le conoscenze e le pratiche tradizionali, sono riconosciute dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. È la pratica culturale a essere iscritta, non il singolo tartufo.

Alba, la fiera e le relazioni
La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba rende visibile un mondo di cercatori, commercianti, cuochi, produttori e visitatori. Il tartufo lega il Roero, le Langhe e l’Albese a una rete di relazioni che va ben oltre la gastronomia: il valore del prodotto dipende anche da conoscenze locali, tutela del paesaggio e fiducia nella filiera.
In tavola: il profumo prima di tutto
Il Tartufo Bianco d’Alba viene apprezzato per il profumo, spesso su preparazioni calde e semplici che lo valorizzano senza coprirlo. La tradizione piemontese lo abbina, fra l’altro, a tajarin e uova. Il suo carattere aromatico richiede misura e attenzione: non è un ingrediente da confondere con oli o aromi genericamente definiti al tartufo.
Portati a casa un territorio, non solo un prodotto
Tartufo, nocciola, tome, Castelmagno, Raschera, Bra o Murazzano hanno senso perché rimandano a luoghi precisi. Quando li compri, chiedi sempre provenienza e stagionalità: è il modo migliore per evitare l’effetto souvenir generico.
Dove guardare
Mercati, botteghe storiche e gastronomie specializzate sono spesso più istruttivi di una vetrina turistica. Porta Palazzo, in particolare, è utile per vedere il rapporto quotidiano tra città, spesa, prodotti e comunità diverse.