VERCELLI · 1771 · FONTE PRIMARIA

La Cuciniera
Piemontese

Un ricettario del Settecento, il dialogo con la Francia e l'arrivo del «nuovo gusto»: la storia di un libro che aiuta a capire come cambia la cucina piemontese.

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Frontespizio della prima edizione di La Cuciniera Piemontese, stampata a Vercelli nel 1771
Frontespizio originale, 1771 · Archivio storico della Città di Torino, via Wikimedia Commons (pubblico dominio).
IL LIBRO

Una testimonianza del nuovo gusto settecentesco

Nel 1771, a Vercelli, viene pubblicata La Cuciniera Piemontese che insegna con facil metodo le migliori maniere di acconciare le vivande sì in grasso che in magro secondo il nuovo gusto. La scheda bibliografica della Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla registra 134 pagine e indica Beltramo Antonio Re come editore e tipografo.

Non è una raccolta di ricette popolari piemontesi nel senso moderno. Il volume appartiene piuttosto alla stagione in cui i modelli gastronomici francesi vengono tradotti, adattati e diffusi nell'ambiente editoriale piemontese. È proprio questa circolazione di saperi a renderlo prezioso per la storia della cucina regionale.

UNA CHIAVE DI LETTURA

Una tradizione culinaria non nasce isolata: si costruisce anche incontrando, adattando e trasformando altre tradizioni.

IL LINGUAGGIO DEL FRONTESPIZIO

«In grasso», «in magro», «nuovo gusto»

Le parole del titolo parlano della società del tempo. La distinzione fra preparazioni «in grasso» e «in magro» rimanda ai giorni di astinenza prescritti dal calendario religioso, che influenzavano concretamente l'organizzazione dei pasti. L'espressione «nuovo gusto» richiama invece il rinnovamento della cucina europea del Settecento e l'autorevolezza assunta dalla gastronomia francese.

Queste formule ci aiutano a leggere il ricettario come documento culturale: non soltanto ciò che si cucinava, ma il modo in cui si insegnava a cucinare e le aspettative del pubblico cui ci si rivolgeva.

UN'ATTRIBUZIONE DA TRATTARE CON PRUDENZA

Chi era la cuciniera?

Il titolo sceglie una figura femminile, la «cuciniera», anziché quella del cuoco. È un dato interessante per studiare la rappresentazione del lavoro domestico e dei lettori dei ricettari. Non equivale tuttavia a una prova che il testo sia stato scritto da una donna: l'opera è anonima e non si conosce con certezza l'identità di chi l'ha composta.

Distinguere la voce editoriale dalla biografia dell'autore permette di evitare un'affermazione suggestiva, ma storicamente non dimostrata.

Dettaglio del frontespizio settecentesco con scena di cucina
Nel frontespizio compare una scena di cucina e servizio alla tavola: un'immagine da osservare come parte del racconto del libro.
IL DOCUMENTO ORIGINALE

Guardare il libro, non soltanto citarlo

Il frontespizio presenta un piccolo ambiente figurato e indica Vercelli e l'anno 1771. In basso compare il nome di Beltramo Antonio Re, libraio in Torino: un segno della circolazione editoriale tra città piemontesi.

La riproduzione storica è disponibile su Wikimedia Commons, con indicazione dell'Archivio storico della Città di Torino; la scheda della Teca Digitale di Parma consente di approfondire la storia delle edizioni.

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IL CONTESTO PIEMONTESE

1766–1771: dalla Francia al Piemonte

TORINO · 1766

Il Cuoco piemontese perfezionato a Parigi

Un titolo che dichiara già il legame con Parigi e con le nuove pratiche culinarie francesi. Il testo è una tappa importante della trasmissione di modelli gastronomici fra le due aree.

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VERCELLI · 1771

La Cuciniera Piemontese

Cinque anni dopo compare un altro ricettario legato a questa stagione editoriale. L'impiego di una figura femminile nel titolo lo rende particolarmente interessante per la storia del pubblico domestico.

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Il rapporto fra le due opere va studiato attraverso il confronto dei testi: vicinanza cronologica e modelli francesi comuni non dimostrano da soli che una sia copia diretta dell'altra.

DAL SETTECENTO ALL'OTTOCENTO

Una storia editoriale che continua

La Cuciniera Piemontese conosce numerose ripubblicazioni tra la fine del Settecento e l'Ottocento: la Teca Digitale registra fra le altre Torino 1798 e 1821, Milano 1828 e 1831 e Torino 1863. La lunga fortuna editoriale dimostra l'interesse per questo repertorio ben oltre la prima apparizione del 1771.

Un secolo più tardi, nel 1854, Giovanni Vialardi pubblicherà un grande trattato illustrato, in un contesto sociale, tecnico ed editoriale diverso. Mettere in relazione queste fonti aiuta a raccontare le trasformazioni della gastronomia piemontese senza ridurle a una successione di piatti celebri.

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FONTI E APPROFONDIMENTI

Bibliografia verificabile

Biblioteca Gastronomica di Academia Barilla / Teca Digitale di ParmaCatalogazione del libro, dati editoriali, edizioni note e riproduzione.MuseoTorino · Cucina piemonteseInquadramento delle fonti del Settecento nella storia gastronomica piemontese.Archivio storico della Città di Torino / Wikimedia CommonsFrontespizio del 1771, con indicazione della provenienza e dello stato dei diritti.

Nota editoriale: questo articolo distingue i dati bibliografici documentati dalle interpretazioni storiche. Non attribuisce ricette specifiche al libro senza riscontro nelle pagine dell'edizione originale.