IA IN BOTTEGA · 2026-10-08

Ho collegato LinkedIn direttamente al mio agente AI

Un caso concreto di IA applicata al lavoro reale: OAuth, API, permessi, tentativi falliti e una lezione semplice — se l’automazione diventa più complicata della cosa da automatizzare, sta fallendo il suo obiettivo.

IA in Bottega: LinkedIn collegato direttamente a un agente AI

PERCHÉ L’HO FATTO

Ho impiegato più tempo a collegare LinkedIn all’IA che a scrivere il post. OAuth, token, API, permessi e Vercel: tutto per arrivare a una cosa apparentemente semplice, permettere al mio agente AI di pubblicare su LinkedIn.

IL CONFINE CHE NON VOLEVO SUPERARE

La condizione era precisa: l’agente non può decidere da solo di pubblicare. Può preparare un contenuto, controllarlo, propormelo e, dopo la mia approvazione, pubblicarlo attraverso il collegamento diretto. L’AI prepara, verifica e propone. Io approvo.

COSA NON HA FUNZIONATO

Il percorso non è stato lineare. Diversi tentativi tecnicamente “riusciti” restituivano un identificativo del post, ma il contenuto non risultava realmente visibile. In un altro passaggio un’immagine corrotta ha fatto fallire l’elaborazione. Questo ha reso evidente che una risposta positiva dell’API non basta: bisogna verificare il risultato reale.

LA CORREZIONE

Il flusso è stato semplificato, l’asset immagine è stato verificato prima dell’upload e la pubblicazione è rimasta subordinata alla mia approvazione. Solo allora il post è risultato realmente visibile su LinkedIn.

LA LEZIONE

Se l’architettura per automatizzare una cosa semplice diventa più complessa della cosa stessa, allora l’automazione ha fallito il suo obiettivo. L’IA non deve prendere il mio posto. Deve evitare che io perda tempo nei posti sbagliati.